lunedì 6 febbraio 2012

Articolo 18 e posto fisso: non è il caso di scherzare!

Si è fatto tanto parlare nella seconda parte della scorsa settimana della (a mio parere infelice) battuta proposta dall'Illustrissimo Rettore dell'Università Bocconi, Esimio Professore...salvatore della Patria e dell'Economia Mondiale e Interplanetaria Mario Monti sui giovani e sull'articolo 18.

Per chi non avesse avuto la fortuna\sfortuna di sentire il commento lo riporto:

Mario Dixit: "Il posto fisso non esiste più. I giovani si abituino all’idea di non averlo più a vita. E poi, diciamolo, che monotonia! È bello cambiare e accettare sfide".

Mi permetto di proporre qualche considerazione in merito a queste parole:

- per prima cosa mi sembra evidente che il Mario Nostro ha propinato una grande ovvietà: "il posto fisso non esiste più"...beh, ci voleva lui a dircelo? Non bastava guardare tutta quella gente che sta in mezzo ad una strada e cerca di tirare a campare perchè il posto di lavoro l'ha perso per averne una certezza?? E poi non esiste più il posto fisso ma quasi non esiste neanche più il "posto di lavoro"! x via delle scelte sconsiderate che la CEE ci sta imponendo con il beneplacito di questo personaggio non eletto!!

- afferma il Nostro, poi: "E' bello cambiare e accettare nuove sfide". Personalmente non sono un amante del posto fisso e fosse per me cambierei lavoro ogni due\tre anni, ma non tanto per crescere da un punto di vista economico (anche ma non solo) quanto perchè la mia curiosità mi porta a cercare nuove occasioni di esperienza e conoscenza, tuttavia perchè questo accada vorrei che lo Stato e il governo mi mettessero nelle condizioni di poterlo fare e per di più liberamente! 

Non ritengo sia così piacevole l'opportunità di perdere un posto di lavoro per scelta altrui per andare a peggiorare! Chi si divertirebbe a fare l'impiegato per qualche anno e poi trovarsi con l' - unica - alternativa, una volta perso il posto di lavoro, di andare a fare il magùt (con tutto il massimo rispetto per questa attività, evidentemente puntavo ad esemplificare)??? Lui, mi chiedo, sarebbe stato così contento???

Voglio dire: è sì bello cambiare (almeno secondo me), ma quando è una tua scelta! Non quando il cambiamento è frutto della perdita di un lavoro perchè la tua azienda chiude a causa di mille vincoli e imposte,  e l'unica alternativa è stare peggio!!!

- E veniamo a quello che a me ha fatto più pena! Fa il simpatico, Mario Nostro: "E poi diciamolo: che monotonia!"... Che monotonia?? Ma tu parli?? Che hai fatto carriere in cui i tuoi compensi\stipendi erano da 6 cifre in su?? Sarà monotono per te, non per chi ha l'unica prospettiva di tirare fuori quei 1.200 - 1.500 euro che gli permettono a malapena di saziare se stesso e la propria famiglia!!

Ma come si permette, questo personaggio uscito dal cilindro del presidente della Repubblica (p minuscola come sempre voluta), di definire monotono il posto fisso quando lui sta col culo al caldo e la gente fatica a mangiare??

Io non condivido l'Articolo 18, perchè parto dal presupposto che l'imprenditore ha diritto di licenziare chi non rende, chi cazzeggia, chi ha un atteggiamento non consono (così come il lavoratore ha diritto ad essere tutelato da imprenditori che praticano il sopruso quale criterio di azione normale) e che il datore di lavoro MAI licenzierà chi fa bene il proprio dovere, tuttavia ritengo che bisognerebbe essere un po' più delicati nello scegliere le frasi ad effetto nel momento storico dell'economia in cui siamo, momento in cui ci hanno infilato gli eurosostenitori tecnici dei quali Mario Nostro è un degno rappresentante!

Per concludere: sono d'accordo che l'articolo 18 sia da rivedere, ma mi aspetterei che un personaggio dal tale curriculum (Mario Nostro) evitasse battute ironiche quando in mezzo ad una strada ci sono persone che aspettano che qualcuno, potendo "imprendere", offra loro una possibilità per poter lavorare senza in realtà vederne all'orizzonte!
 
Ciao a tutti,
Il Confa

2 commenti:

  1. L'Articolo 18 non impedisce il licenziamento, semplicemente impone che il datore di lavoro si dia la pena di trovare un motivo che giustifichi l'allontanamento del dipendente. Quindi, mi pare, l'Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori va bene così perché garantisce al dipendente di non essere allontanato in modo arbitrario e all'imprenditore di allontanare "chi non rende, chi cazzeggia, chi ha un atteggiamento non consono" dopo lo sforzo di avere propvato che le cose stanno così.
    Quanto alle cose infelici che mario Monti avrebbe detto e fatto, vogliamo limitarci a questa affermazione?
    Lo stupidario sarebbe ricchissimo.

    Ciao Confa!

    Roberto Mauri

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  2. Tralasciando il Mario Nostro per un attimo, se è vero che l'articolo 18 si da pena di far si che l'imprenditore provi tutta una serie di circostanze, è altrettanto vero da un lato che i giudici italiani abusano dell'articolo 18 per reintegrare (parliamo di aziende con oltre 15 dipendenti) il lavoratore nel 90% dei casi e che, dall'altro lato, io datore di lavoro potrei avere mille altri motivi per voler rescindere un rapporto di lavoro che non necessariamente rientrano in un comportamento che rientri nelle ipotesi di cui all'articolo 18. A questo punto, io Fabrizio Confalonieri, domando: perchè non consentire al datore di lavoro di sapere già a priori che in mancanza di giusta causa o dolo posso licenziare pagando, che so, 1 anno di stipendio, senza la spada di damocle del reintegro? Forse il datore di lavoro, non sentendosi "sposato" con il dipendente, assumerebbe con più propensione sapendo già prima quanto eventualmente potrebbe costargli licenziare e il lavoratore non patirebbe così tanto una simile sventura...

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