Argomento clou di questi giorni è la riforma del mercato del lavoro e in particolare dell'Articolo 18, riforma che ritengo ASSOLUTAMENTE NECESSARIA per consentire una maggiore flessibilità e possibilità di gestione delle diverse situazioni alle imprese.
Ritengo che una valida riforma della normativa vigente debba andare nella direzione di una maggiore velocità di reinserimento di chi ha perso il posto di lavoro che necessariamente si deve accompagnare ad una normativa che non faccia di un'assunzione un vincolo più forte di un qualsiasi matrimonio, pur tutelando i lavoratori da abusi e soprusi da parte del datore di lavoro, fatto che purtroppo si verifica più spesso del previsto.
Detto questo e sospendendo il giudizio nel merito della riforma in quanto non ho ancora avuto il modo di approfondirne i contenuti, ritengo che la sola modifica dell'articolo 18 e della normativa vigente non sia misura sufficiente per rilanciare l'economia.
Accanto a questa norma che aumenta le facoltà per il datore di lavoro di procedere a ridurre il personale, ritengo assolutamente necessario che alle imprese siano concessi incentivi SERI e RILEVANTI affinchè tornino ad assumere!
Non è concepibile che un dipendente costi all'azienda all'incirca 2 volte quanto lo stesso lavoratore introita quale netto in busta paga; con una simile situazione l'imprenditore, prima di assumere, ci pensa 1000 volte!
Bisogna, a fianco dell'incremento della mobilità in uscita, pensare a come favorire la mobilità in entrata per invogliare le imprese a tornare ad assumere personale, riducendo in qualche modo quel moltiplicatore "2" che sopra ho indicato.
Da questo punto di vista si potrebbe pensare a concedere incentivi REALI (e non palliativi come avvenuto negli ultimi anni) che potrebbero essere introdotti anche in periodi di sofferenza per le casse statali come quelli attuali.
Un'ipotesi? Beh, si potrebbe, ad esempio, concedere un credito d'imposta all'imprenditore per ogni lavoratore assunto a tempo indeterminato corrispondente alle ritenute fiscali che lo stesso effettua a carico del lavoratore assunto, magari con il vincolo che quel credito debba essere lasciato a titolo di "capitalizzazione dell'impresa" - per evitare che si trasli il risparmio all'imprenditore persona fisica - per un tempo predeterminato (5 anni? 10 anni?); in questo modo il saldo per lo stato è esattamente zero, ma l'imprenditore ha un incentivo ad assumere! E questo determina una riduzione del costo del lavoro rispetto all'attuale, un rilancio dei consumi, e una maggiore concorrenzialità del "sistema italia" rispetto all'attuale situazione in confronto alle economie internazionali.
Faccio un esempio: se un imprenditore assume a tempo indeterminato un lavoratore cui paga 1000 in busta paga e sul quale vi sono ritenute Irpef pari a 300, l'idea è di attribuire 300 quale credito di imposta all'impresa in modo da ridurre il costo del lavoro.
Questa forma di agevolazione sarebbe a costo zero per lo Stato ma darebbe sicuro impulso all'economicità del costo del lavoro e quindi delle aziende.
Mi si potrebbe contestare il fatto che gli imprenditori potrebbero assumere lavoratori che sono già a tempo determinato, oppure sostituire chi è a tempo determinato con qualcuno a tempo indeterminato, ma in questo caso basterebbe che le agevolazioni venissero prese per la differenza tra le ritenute dell'uno e dell'altro e il saldo per lo stato sarebbe comunque zero.
L'idea è ovviamente solo abbozzata, anche perchè nessuno me ne chiederà i dettagli!!!, e dunque da approfondire e perfezionare, ma credo che forme di incentivo a costo basso\nullo si possano trovare per rilanciare questo asfittico Paese usando un po' di sana italica fantasia e senza limitarsi all'uso del bilancino come fatto finora dagli Esimi Professori Salvatori dell'Universo i cui mandanti ben conosciamo!
Un'ultima cosa: perchè non è applicabile la variazione normativa agli Statali? Tra una maggioranza che lavora c'è una minoranza che non lo fa...perchè non dovrebbe rischiare come tutti? Mah, non mi è chiaro!
Alla prossima,
Il Confa
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