lunedì 2 gennaio 2012

Don Verze' - Fondatore del San Raffaele: il Denaro e lo sterco del diavolo

Leggo oggi su "Il Giornale" un'intervista a Don Verzè (per leggerla cliccare qui), riproposizione di una vecchia intervista del Giugno 1993 sullo stesso quotidiano, e tra le tante cose dette mi balza all'occhio la risposta ad una domanda proposta all'Uomo di Chiesa.

Riporto testualmente:

D: Lei un giorno ha detto: «Io rifiuto la contrapposizione fra Dio e denaro, perché il denaro è stato creato da Dio». Non era lo sterco del diavolo?

R: «Io non sono d’accordo di coltivare la povertà per la povertà. Sono d’accordo di coltivare la ricchezza per trarre fuori i poveri dalla loro miseria»

Questa immagine è stupenda: "coltivare la ricchezza per trarre i poveri fuori dalla loro miseria"...

Perchè - mi chiedo io - oggi ho l'impressione che la ricchezza sia vista come un male più che come un bene?

Mi sembra tanto che oggi la ricchezza, il risparmio, il reddito siano demonizzati, che chi sa (beninteso: lecitamente) produrre reddito debba essere massacrato e chi risparmia condannato, con il risultato che si è spinti quasi più stare a guardare il soffitto in attesa che lo Stato Mamma provveda più che a tentare di incrementare il proprio reddito e la propria ricchezza (cosa che di fatto in molti casi purtroppo avviene...).

Un po' è l'invidia, un po' l'ignoranza, un po' la demagogia...ma punire chi è più ricco sembra diventato lo sport nazionale!

Credo fermamente che chi produce ricchezza e distribuisce ricchezza (assumendo, acquistando e dando impulso all'economia) debba essere incentivato e non disincentivato!

Punire (perchè non stiamo parlando di tassare di più, ma di punire!) come si sta facendo ora non fa che:

- disincentivare chi ha altri redditi ad incrementare il proprio giro di ricavi
- disincentivare gli imprenditori a crescere e dunque a creare lavoro
- ridurre la liquidità spendibile sul mercato
- meno consumi, meno crescita, più povertà.

Prendiamo le imposte sul settore nautico: cosa pensate che succeda? Che gli Italiani non compreranno più barche, che chi ce l'ha andrà ad attraccare in Croazia o Francia, che tanti cantieri chiuderanno, che tante "marine" si svuoteranno, che tanti locali nei pressi dei porti turistici principali si troveranno senza lavoro e che tanta altra gente sarà in mezzo ad una strada! Non tutti hanno lo Yacht stile "Abramovich", qualcuno ha una barca di 5, 6, 10 metri magari comprata usata e giusto per farci un'uscita ogni tanto...MASSACRATO (vi consiglio questo articolo: Io stango, tu scappi, egli ride). Ci ha già provato Soru in Sardegna e ha capito che era una scemata (lui, uomo di sinistra) e lo rifacciamo a livello Nazionale! Grazie!

Per concludere: Se si punta a punire la ricchezza non si fa che creare povertà!

Ciao a tutti e a tutti BUON ANNO!!!

Il Confa

giovedì 29 dicembre 2011

LIBERALIZZAZIONI: vera ricetta per rilanciare il PIL?

Sento costantemente parlare di liberalizzazioni da ormai decine di anni e a questo punto mi sorge spontanea la domanda:

Ma le liberalizzazioni sono davvero la ricetta per rilanciare il Prodotto Interno Lordo?

Ammetto di non avere una risposta certa, tuttavia provo a ragionare ad alta voce.

Prendiamo la, ipotizzata, liberalizzazione delle Edicole:

Io, edicolante, ho un'edicola che vende 50 copie di giornale (esemplifichiamo); il mio concorrente più vicino, altro edicolante, ha un'edicola che vende altre 50 copie di giornale... Totale: 100 copie di giornale. Ipotizziamo che la popolazione sia di 5.000 abitanti (lo so, direte: non è un po' poco? Il concetto risalta di più ragionando per paradossi!!).

Bene: Liberalizziamo le edicole! Ognuno può vendere giornali! Aprono altri 3 soggetti che vendono giornali...

Cosa succederà? Più o meno possiamo ipotizzare questo scenario:

Io, edicolante, venderò 25 copie di giornale; il mio concorrente venderà altre 25 copie di giornale (siamo sulla piazza da più tempo)...gli altri 3 punti vendita venderanno le altre 50 copie perchè la domanda su 5000 abitanti è comunque sempre di 100 copie!

Risultato: io chiuderò perchè non ci sto coi costi, il mio concorrente tirerà a campare peggio di prima, e gli altri 3 operatori chissà.

La mia perplessità è la seguente:

MA SE I 5000 ABITANTI NON HANNO SOLDI DA SPENDERE PER I GIORNALI, A CHE SERVE AVERE PIU' VENDITORI???

La realtà è che PRIMA devo creare la CAPACITA' DI SPESA, poi posso pensare a LIBERALIZZARE L'OFFERTA!

Se la capacità di spesa è nulla, la liberalizzazione sarà forse solo la possibilità concessa a chi perde un posto di lavoro di provare ad inventarsi un'attività...destinata a fallire in MANCANZA DI DOMANDA!!

Magari mi sbaglio, magari il ragionamento è zoppo, ma a mio parere parlare di liberalizzazioni come soluzione per rilanciare il PIL mi sembra riduttivo, e mi dà l'impressione che si voglia buttare fumo negli occhi alla gente comune come noi!

Ciao,
Il Confa

mercoledì 28 dicembre 2011

RAI - Di tutto...UN CANONE

Prendo spunto da una riflessione di Maria G. Maglie su Libero di ieri (vedi l'articolo) per riprendere un concetto che mi è particolarmente caro:

L'INGIUSTIZIA DEL CANONE RAI

Mi domando da anni quale sia il significato di quell'importo che fino ad un paio di anni fa era considerato un canone per sostenere il Servizio Pubblico Televisivo e che invece oggi è una TASSA, così trasformata per evitare quelle inutili e fastidiose (per loro) lettere di disdetta del servizio.

La mia avversione verso questo (come per la verità verso una serie di altri assolutamente scandalosi) BALZELLO nasce dalla considerazione delle evoluzioni che il mondo della televisione ha subito negli ultimi 20 anni rispetto a quando tale canone fu istituito.

La RAI (quando ero piccolo io) era l'UNICA fonte di informazione e diffusione di cultura, fosse politica, di cronaca, di scienza o cinematografica. La pubblicità era ridotta al lumicino e esisteva solo il "carosello" che solo i meno giovani ricordano (io purtroppo si!).

Oggi l'offerta televisiva è molto più ampia, Mediaset ha cambiato il mondo delle televisioni generaliste, Telepiù (prima, insieme a Stream), Sky (poi) e Mediaset Premium e simili hanno introdotto il sistema degli abbonamenti e radicalmente cambiato il mondo delle TV a pagamento.

Allora la mia domanda è:

Perchè la RAI non riesce a stare sul mercato come fanno Mediaset e La7 (lasciamo stare le varie TV a pagamento, il satellite e il digitale per semplicità)?? Dove è il problema?

D'altra parte l'offerta è la stessa no? Giochi precena, reality show (show? mah...), telegiornali, cinema, cartoni animati e soprattutto PUBBLICITA'! Non c'è MENO PUBBLICITA' in RAI RISPETTO AI SUOI COMPETITORS!, è la stessa che c'è sugli altri canali o mi sbaglio??

Beh, allora per quale ragione la RAI usufruisce di un vantaggio competitivo che vale 100 e passa euro per ogni (quantomeno) famiglia?

Si legge spesso dei compensi corrisposti a artisti, presentatori, giornalisti: 900.000 euro Ronn Moss, 240.000 Euro la De Rossi, 570.000 Raz Degan  (fonte Panorama), 400.000 euro (per una serata!!) Benigni (che peraltro ha avuto in passato compensi ben più elevati) e via dicendo! Mi può anche stare bene, ma che il denaro ESCA DALLA GESTIONE INDUSTRIALE! Non dalle tasche dei soliti cittadini!

Non condivido il canone Rai! No! perchè crea una grave distorsione del mercato a fronte della stessa offerta televisiva degli altri! Che ce ne facciamo della RAI? Serve solo per mungere tasse a noi e favorire amici e amici degli amici?? Ci fosse almeno un programma che offre qualcosa che gli altri non possono offrire perchè "certamente in perdita causa totale disinteresse da parte degli investitori pubblicitari"...invece NIENTE!


Io personalmente, a queste condizioni, LO ABOLIREI!


Ciao
Il Confa

martedì 27 dicembre 2011

IMPOSTA PATRIMONIALE: PERCHE' NON SONO D'ACCORDO

Ebbene si, anche il Natale è passato tra un panettone e una bottiglia di spumante, ma non sono passati i ricordi e il disagio per l'ennesima manovra del 2011 suggerita dai "solòni" della Commissione Europea con l'appoggio della BCE e l'aiuto realizzativo dell'Esimio Professore Illustrissimo Rettore dell'Università Bocconi Salvatore della Patria Mario Monti (grazie grazie grazie!).

Tra le varie misure che non condivido (non voglio parlare del metodo nè della regìa di queste manovre, almeno per ora) vi è un complesso di norme che di fatto caratterizzano quella che potrebbe essere definita un'imposta PATRIMONIALE, intesa a colpire il patrimonio.

La mia avversione verso le imposte patrimoniali (tra le quali includo l'IMU, l'imposta sui posti barca, ecc.) è dovuta di fatto alla considerazione che 

UN PATRIMONIO DI PER SE NON ARRICCHISCE CHI LO DETIENE, MENTRE AD ARRICCHIRLO E' IL REDDITO CHE NE DERIVA.

Presumendo che tutti i patrimoni siano stati costituiti secondo la legge (il caso contrario va provato e colpito da parte dell'Autorità fiscale), i patrimoni sono il frutto del lavoro di chi li detiene dopo aver contribuito alle spese statali attraverso l'imposizione sui redditi.

Mi chiedo: se una persona guadagna 1.000.000 di euro l'anno su cui versa 700.000 euro di imposte (non siamo lontani dalla realtà, non dite "esagerato"), perchè i 300.000 che gli restano devono essere assoggettati ad ulteriore tassazione? Qual'è la logica? Forse che è stato bravo a risparmiarli e non scialacquarli?

Se quei 300.000 euro vengono investiti, e producono un reddito, allora SI! che è giusto che lo stesso, configurando un aumento di ricchezza per chi lo riceve, sia assoggettato a tassazione!

Possiamo poi discutere se sia meglio tassare le rendite finanziarie più degli affitti, oppure se sia più conveniente per gli scopi che lo Stato sovrano si propone che quei soldi siano investiti in attività imprenditoriali per creare lavoro e quindi tassarne i frutti meno di quanto si tassino gli interessi sui titoli o sui depositi di conto corrente, ma non IL PATRIMONIO IN SE'!

Se si tassa il patrimonio in quanto tale, nel lungo periodo lo stesso perde di valore per effetto di quella tassazione (cosa che già avviene per effetto della svalutazione monetaria peraltro)!

Facciamo un esempio:

Fino a qualche mese fa gli interessi sul conto corrente attivo dei correntisti di certe banche era pari allo 0,1% LORDO!

Bene se tassiamo il Patrimonio di 300.000 Euro di cui sopra per l' 1,5%, per esempio, la situazione che si presenta è la seguente (semplifichiamo e ipotizziamo lo 0,1% di interessi come netto anzichè come lordo):

Patrimonio Iniziale:      300.000
Interessi Attivi:                + 300
Imposta Patrimoniale:    - 4.500
Patrimonio finale:         295.800

Questo, mi domando, è LOGICO ma soprattutto è GIUSTO?

Ciao,
Il Confa